Allattamento al Seno

L’allattamento materno è utile sotto molti aspetti

Seri studi hanno dimostrato che i bambini vengono immunizzati contro un certo numero di infezioni grazie al colostro, un liquido che esce prima del latte, e che è mescolato con il latte stesso. Il grande vantaggio del latte materno è dovuto al fatto che questo latte è sempre puro, così che un bimbo non avrà mai un'infezione intestinale per averlo ingerito. Da un punto di vista puramente pratico, vi risparmierà ore e ore ogni settimana, perché non vi sono biberon da sterilizzare, niente pappe da mescolare, da scaldare e da tenere in frigo. Tutto ciò lo apprezzerete particolarmente se per caso dovete viaggiare, non solo, ma l'allattamento materno vi farà anche risparmiare del denaro. Inoltre è più adatto per soddisfare il naturale istinto di succhiare che tutti i bimbi hanno. Attaccato al seno materno, il bimbo potrà succhiare finché ne avrà voglia ed è probabilmente per questo che, ci sono meno bambini che si succhiano il dito fra coloro che vengono allattati con il latte materno.

La prova più convincente dell'utilità dell’allattamento al seno è fornita dalle stesse madri che lo hanno fatto. Esse parlano della enorme soddisfazione che hanno provato nel sapere che stavano dando al loro bimbo qualche cosa che nessun altro poteva dargli, nel vedere l`attaccamento quasi devoto del loro bimbo al seno, e infine nel sentirlo così vicino. Non abbastanza spesso, poi, si parla del fatto che, circa due settimane dopo l'inizio, l'allattamento diventa un vero piacere per la madre, il che è perfettamente naturale. Non ci si sente genitori, non si ricava soddisfazioni dall’esserlo e non si sente di amare i propri bimbi solamente perché essi sono nati da noi. Specialmente al primo bimbo, ci si sente veramente genitori solo quando ci si prende cura del neonato.

Se all'inizio i genitori riusciranno a prendersi cura di lui con un certo successo e il bimbo mostrerà loro che ne è soddisfatto, essi entreranno nel loro ruolo di genitori molto velocemente e provandone anche soddisfazione. Per questo, l’allattamento al seno è magnifico e aiuta molto la giovane madre nei suoi rapporti con il bimbo. La madre e il bimbo costituiranno quasi « una coppia ›› felice che si amerà sempre di più.

Sempre meno bambini venivano allattati al seno negli anni scorsi; recentemente, però, l`allattamento materno ha ripreso piede, soprattutto fra le donne che avevano avuto un'educazione universitaria. Questo è dovuto in parte al fatto che ora si sa di più circa i vantaggi fisici e emotivi dell’allattamento al seno e in parte al fatto che i giovani oggi hanno una certa tendenza a fare le cose nella maniera più naturale possibile.

Problemi dell’allattamento materno

La linea della madre

Qualche mamma rifugge dall’allattamento al seno per paura di « rovinarsi la linea ››. Certo non dovete mangiare eccessivamente, né diventare grasse per avere latte. La nutrice ha bisogno di quel tanto in più che impedisce al corpo di rimanere privo del latte. Non deve ingrassare di un etto oltre il suo peso normale.

Quanto poi all’effetto dell’allattamento sulla forma dei seni, dovete sapere che essi si ingrossano comunque durante la gravidanza e ancora di più alcuni giorni dopo il parto, sia che il bimbo venga allattato al seno o no. I medici sono del parere che è questo che fa diventare i seni cadenti, non l'allattamento. È sicuro che i seni diventino meno grossi e meno duri già una settimana dopo il parto, anche se la madre continua ad allattare senza alcun problema il neonato, tanto che le può persino venir da pensare che il latte se ne stia andando. Una cosa molto importante in tutto ciò, sia che l’allattamento sia stato fatto o no, è il tipo di seno che una donna ha; vi sono donne che hanno i seni cadenti e che, tuttavia, non hanno mai partorito. Molte donne hanno allattato la loro numerosa prole senza che avvenisse alcun effetto spiacevole per la loro linea. Alcune, anzi, ne trassero vantaggio.

Due fattori probabilmente influiscono molto sul risultato. Se la mamma indossa un buon reggipetto giorno e notte, non soltanto durante l’allattamento, ma anche durante gli ultimi mesi della gravidanza, quando i seni sono già ingrossati, potrà prevenire lo stiramento della pelle e dei tessuti di sostegno della mammella. Dal settimo mese di gravidanza in poi procuratevi un reggiseno più largo. Molto utile poi è il reggiseno del tipo proprio da allattamento, con la Coppa che si può slacciare con una sola mano. Sarà opportuno tenere del cotone idrofilo a contatto del capezzolo per assorbire il latte che gocciola sovente. Altra cosa importante è di guardarsi dall’ingrassare, sia durante la gravidanza sia durante l’allattamento. Infatti, le mammelle ingrassando diventano cascanti, anche senza gravidanza o allattamento.

Il volume delle mammelle non ha importanza

Le donne che hanno seno piccolo credono di non poter produrre latte a sufficienza, ma ciò non è vero. Quando una donna non è gravida e non allatta, il tessuto ghiandolare è a riposo e costituisce soltanto una piccola parte della mammella. Il resto è formato da tessuto adiposo, che serve unicamente a scopo estetico ed è più abbondante nelle mammelle voluminose. Col procedere della gravidanza, la secrezione ovarica stimola il tessuto ghiandolare, che si ingrossa. Pure le arterie e le vene che sviluppano il tessuto ghiandolare diventano evidenti alla superficie del seno. Quando arriva la montata lattea, il petto si ingrossa ancora di più.

È provato che anche le mamme che hanno un seno particolarmente piccolo prima e durante la gravidanza, hanno latte copioso.

È una fatica esagerata per la mamma?

Sentirete dire che l’allattamento al seno « sfrutta molto la mamma ››, nel senso che la stanca e l’indebolisce. In molti casi è una sciocchezza. Anche le madri che allattano artificialmente si stancano, in entrambi i casi è un periodo difficile, perché le neomadri devono riprendere un po' delle loro forze dopo il parto e l’ospedale. La tensione nervosa che proviene dal prendersi cura di un neonato ovviamente affatica. È vero però che il latte materno fornisce ogni giorno un buon numero di calorie al neonato e che di conseguenza una madre deve mangiare più del normale per non perdere di peso, così come si deve mangiare di più se si fa molto sport o si cammina molto, perché in questi casi ci si stanca più del solito.

I nostri corpi si adattano rapidamente ai nostri bisogni di energie, e il nostro appetito diminuisce o aumenta di conseguenza in modo da mantenere il nostro peso più o meno stazionario.

Se una madre è felice e in buona salute, il suo appetito le dirà di quante calorie in più ha bisogno per il latte del bimbo. A volte la mamma che allatta è stupita del suo appetito e insieme del fatto che non aumenta di peso. Quando l’appetito invece è sproporzionato, essa allora deve ricorrere alla sua forza di volontà, al medico o meglio ancora a un dietologo per non ingrassare troppo.

Se una donna ha l’impressione che l'allattamento la stanca molto, questo la può far diventare ansiosa e toglierle l’appetito e il buon umore. Se invece è una persona che non ha mai avuto troppa fiducia nella propria salute o nella propria forza fisica, può aver l’impressione che fare uno sforzo straordinario sarebbe dannoso al suo fisico, anche se poi, in realtà, il suo corpo è perfettamente in grado di affrontare la situazione. Vi sono poi dei casi in cui le condizioni fisiche della madre non sono buone. Inutile dire che una madre che allatta e che non si sente bene o sta perdendo peso, deve immediatamente consultare il suo dottore. Vi sono donne che semplicemente non se la sentono di allattare il loro figlio: è contro la loro natura. Devono comunque tentare? Probabilmente no. La repulsione per l’allattamento viene dal profondo: potrebbe turbare i rapporti fra madre e figlio e fare più male che bene.

Alcuni padri, anche di ottima indole, sono contrari all'allattamento materno: non possono fare a meno di essere gelosi. Allora la madre dovrà agire con saggezza.

La madre che lavora

Che dire della donna che esita ad allattare perché deve tornare al lavoro? La risposta dipende dal suo orario di lavoro e dalla necessità di tornare a lavorare. Se deve star fuori di casa soltanto sei/sette ore al giorno, può ancora allattare il figlio, tranne un pasto. Anche se non può allattarlo quando ricomincia a lavorare, vale sempre la pena di allattarlo al seno temporaneamente per un mese o due.

Ad ogni è necessario informarsi sulle attuale normative che tutelano questo aspetto.

Il successo dipende in parte anche dall’aiuto degli altri

Le opinioni e l'atteggiamento del medico che vi ha aiutato per il parto, delle infermiere in ospedale o del pediatra sono molto importanti nella vostra decisione di allattare al seno o no. Anche le opinioni dei vostri amici e parenti a questo riguardo possono avere una grande influenza su di voi.

La madre può fare una vita normale

Certe madri esitano ad allattare i figli perché hanno sentito dire che devono rinunciare a troppe cose. In linea generale ciò non è vero. La madre naturalmente può continuare a mangiare tutti i cibi a cui è abituata. Non v'è ragione di credere, per esempio, che, se mangia le prugne, al bambino venga la diarrea: o che, se mangia il fritto, il bambino si prenda un indigestione. È vero che una volta tanto capita che un lattante sia disturbato ogni volta che la mamma mangia una data cosa. Naturalmente, se ciò accade parecchie volte di seguito, è bene che la mamma allontani momentaneamente quel dato cibo. Alcune medicine passano nel latte, ma di solito non in quantità sufficienti da influire sul bambino. La madre può invece prendere prudentemente: magnesia, olio minerali, barbiturici, codeina, sulfamidici, antibiotici, senza danneggiare il bambino. Non deve assolutamente prendere bromuro, atropina, cascara, segale cornuta, sostanze radioattive o steroidi. Eroina, morfina e metadone vanno nel latte in quantità tali da fare del bimbo un drogato. Se una madre che allatta al seno diventa nervosa e preoccupata, talvolta la secrezione lattea si riduce temporaneamente. Talora sembra che anche il bambino sia disturbato. Alcune donne potrebbero non avere mai i mestrui finché continuano ad allattare. Altre hanno mestruazioni regolari o irregolari. Talvolta capita che un poppante non stia bene durante le mestruazioni della madre o rifiuti di succhiare.

Non v'è motivo perché la madre non debba dare al bambino un biberon una volta tanto o anche una volta al giorno, nel caso che voglia allontanarsi da casa per più di quattro ore.

La dieta della madre che allatta

La madre deve preoccuparsi, durante l’allattamento, che la sua dieta contenga tutti gli elementi che il bambino trarrà dal latte. Una grande quantità di calcio viene secreta nel latte, per favorire la crescita rapida delle ossa. Se la mamma ne prende poco, le mammelle lo trarranno dalle sue ossa. Si pensava anche che il calcio provenisse dai suoi denti, ma probabilmente non è vero. Si tratta in realtà non di insufficiente apporto alimentare di calcio, ma di mancata o diminuita utilizzazione e fissazione del calcio a livello dei tessuti nei vari organi. In una normale dieta equilibrata, vi è calcio a sufficienza per tutte le necessità; pertanto l’ingestione, da alcuni consigliata di grandi quantità di latte da parte della puerpera o della gestante, non appare giustificata né consigliabile. Molto utile, invece, a scopo preventivo e curativo, è la somministrazione di vitamine del gruppo D, meglio se associate alla vitamina A. (N.d.T.)

Essa deve bere tanto latte quanto ne beve il bambino, più una certa quantità per se stessa in bevande di qualsiasi tipo, o cotta nei cereali, nelle minestre o nei budini, o anche sotto forma di formaggio

La dieta giornaliera della madre deve comprendere (anche se deve limitarsi per non aumentare di peso):

  • Latte, almeno mezzo litro al giorno, meglio se un po' di più. Può essere crudo, evaporato, scremato o in polvere.
  • Frutta e verdura, sei porzioni per giorno (può sembrare molto, ma in effetti, il sugo di due arance, un’insalata, verdure verdi o gialle e due patate, sono sei porzioni). Per essere ben certe di ingerire sufficiente dose di vitamina C, preferite le verdure crude, arance, pompelmi, pomodori e altri. Per la vitamina A, verdure con molte foglie, verdi scuri o gialle scure. Le patate devono essere considerate a parte perché contengono calorie. Frutta e verdura possono essere fresche o in scatola, o congelate o secche.
  • Carne, pollo, pesce, una porzione abbondante, meglio se due. Il fegato può essere aggiunto ogni tanto.
  • Uova, uno al giorno.
  • Cereali e pane, tre porzioni al giorno, sia bianco sia integrale (per la vitamina B).
  • Burro o margarina, per la vitamina A. Se il vostro peso non lo consente, ripiegare sulle verdure a foglia verde o giallo scura.
  • Un preparato vitaminico D, prescritto dal medico, per completare con il calcio la vostra dieta.

Se aumentare troppo di peso, bevete latte scremato, eliminate il burro, riducete le porzioni, limitate o eliminate del tutto i cibi come torte, paste, canditi, bibite gasate. È  generalmente un peccato che proprio questi cibi siano di solito i preferiti dalle persone che tendono a ingrassare! In ogni caso non eliminate mai il latte, le verdure, la frutta, la carne e la vitamina D.

Ovviamente in caso di difficoltà è necessario rivolgersi al medico o ad un nutrizionista i quali sapranno dare le corrette guide personalizzate.

Come iniziare l'allattamento al seno

La posizione della madre

Nelle prime settimane è più facile allattare il neonato stando sdraiata. Mettetelo nel letto vicino a voi: voi state sul fianco con la faccia rivolta verso di lui. Andategli vicino finché il capezzolo tocca le sue labbra; dovrete sollevarvi sul gomito per portare il capezzolo nella posizione giusta. Quando egli lo sentirà vicino alla bocca, si muoverà cercando di afferrarlo. Ogni tanto dovete mettere un dito sul seno per dargli modo di respirare con il naso. Dopo un paio di settimane potete lasciarlo poppare finché vuole. Nella prima settimana è meglio interrompere dopo quindici minuti, se i capezzoli sono dolenti.

Scegliete la posizione che più vi sembra adatta per allattare. Alcune mamme preferiscono stare distese, molte invece sedute. Alcune sono per la poltrona a dondolo. L'altezza giusta del bracciolo della poltrona è importante per appoggiare il braccio che avvolge il bambino. Anche un cuscino è utile. In ogni caso cercate di essere comoda per rilassarvi e far riposare tutti i muscoli.

Vi accorgerete facilmente che il vostro stato d'animo ha una grande influenza sulla facilità di deflusso del latte. Il sentir piangere il vostro bambino può essere sufficiente per iniziare la montata lattea; preoccupazioni e tensione nervosa possono impedirla; quindi, cercate di rilassarvi prima di allattare. Se possibile, sdraiatevi un quarto d’ora prima di ogni poppata e fare qualcosa di riposante, chiudete gli occhi, leggete o ascoltate la radio.

Dopo aver allattato per alcune settimane, comincerete ad accorgervi quando si verifica la montata del latte in concomitanza con le poppate. Si può anche verificare che il latte esca dal capezzolo quando udite il bambino piangere: questa è la dimostrazione di quanto lo stato d'animo è collegato con la produzione e il deflusso del latte. Se la madre, per una ragione o per l’altra, è soggetta a dispersioni del latte, può usare dei dischi assorbi latte da mettere nel reggiseno.

Come farlo succhiare?

Il lattante non tira il latte semplicemente prendendo in bocca il capezzolo e succhiando. Il latte si forma nel tessuto ghiandolare, passa in piccoli canali che convergono al centro della mammella dove si raccoglie nei «seni ››, cioè in spazi di raccolta che si trovano in una zona subito dietro l’areola mammaria. Un canalino mette in comunicazione ogni «seno ›› coll’esterno, attraverso il capezzolo. Nel capezzolo c'è una quantità di piccoli fori per l’uscita del latte.

Se il bambino succhia bene, ha in bocca quasi tutta l'areola e strizza i «seni» fra le gengive, facendo scorrere il latte, che è raccolto nei seni, attraverso il capezzolo e in bocca. La suzione non serve tanto a aspirare il latte dal capezzolo, quanto a trattenere in bocca l’areola. Se il bambino succhia soltanto il capezzolo, non prende quasi latte, e se lo mastica, può produrre delle ragadi. Ma se tiene in bocca tutta l'areola, le gengive la stringono e non ledono il capezzolo. Sarà bene aiutarlo, comprimendo l'areola fra pollice e indice. Se comincia a mordere il capezzolo, fatelo smettere subito. Infilate un dito all’angolo della bocca del lattante per interrompere la suzione, oppure, se è necessario, fra le gengive. Altrimenti sarete costretta a staccare il lattante dal seno, il che può far piuttosto male al capezzolo. Quindi, potete reinserire l'areola dentro la bocca del bimbo. Se il bambino continua, nonostante ciò, a mordere il capezzolo, sarete costretta a interrompere la poppata.

Ogni bambino si comporta in modo diverso

Un medico che ha studiato il comportamento di centinaia di neonati che per la prima volta che si attaccavano al seno, li ha suddivisi in varie categorie. Il castoro avido succhia l'areola avidamente e con forza finché non è sazio; l’unico inconveniente è che maltratta un po' il capezzolo. Il tipo eccitabile diventa così agitato e irrequieto che continua a perdere la mammella e poi strilla invece di fare un altro tentativo. Bisogna prenderlo in braccio e calmarlo. Il Lazzarone si rifiuta di succhiare, i primi giorni: aspetta finché arriva il latte. Se si insiste, diventa intrattabile: quando è il momento buono, si comporta ottimamente. L’assaggiatore deve per un po’ di tempo giocherellare col capezzolo e assaggiare la goccia di latte, prima di mettersi al lavoro. Si arrabbia, poi si riposa un pò; è inutile spingerlo, impiega molto tempo a mangiare.

Le cose che irritano il bambino

Vi sono due cose che spesso fanno stizzire un bambino impaziente. La prima è di tenergli ferma la testa, cercando di dirigerla verso il seno. I lattanti odiano sentirsi tenere la testa e lottano per essere liberi. L’altra è di stringergli le guance per fargli aprire la bocca. Egli ha l’istinto di volgersi verso tutto ciò che gli tocca la guancia; questo serve ad aiutarlo a trovare il capezzolo. Quando gli stringere tutte e due le guance contemporaneamente, lo infastidite e lo contrariate. Quando rifiuta di attaccarsi al seno, la mamma non può fare a meno di sentirsi respinta. Non si lasci demoralizzare, probabilmente, se continuerà a provare ancora qualche poppata, inizierà a succhiare normalmente.

L'orario iniziale

Cominciate ad allattare il vostro bimbo o la vostra bimba molto presto e molto di frequente all'inizio; questo stimolerà la montata lattea e aiuterà a prevenire delle congestioni. Per questo il sistema del roaming-in, cioè avere la bimba nella propria stanza, è di grande aiuto alla madre che vuole allattare al seno.

Alcuni bimbi sembrano accettare di buon grado l’orario stabilito nell’eventuale nursery, altri invece sono piuttosto irregolari per quel che riguarda lo svegliarsi e la fame. Se si svegliano e piangono in un momento in cui non possono essere portati dall’infermiera alla loro mamma, possono piangere a lungo fino a addormentarsi proprio quando è l’ora della poppata. Questo non accade, invece, se la bimba si trovi nella stessa stanza con la madre, la quale non ha che da allungare un braccio, prendere la bimba e darle da mangiare, se lei ritiene che il pianto è causato dalla fame. La bimba non deve così piangere a lungo e affaticarsi troppo.

Negli ospedali in cui è possibile tenere il neonato nella stanza e in cui è consigliato l’allattamento al seno, di solito si spinge la madre a cominciare l'allattamento subito dopo il parto. Se possibile, si potrebbe persino iniziare a allattare nella sala parto, appena i neogenitori hanno l'occasione di vedere da vicino e di coccolare il neonato.    

Altri ospedali invece pongono un intervallo di molte ore dopo il parto, prima che la madre possa allattare al seno; se la madre chiedesse di farlo prima, forse il dottore acconsentirebbe. Alcuni neonati sono piuttosto insonnoliti e senza appetito per i primi due o tre giorni e si svegliano piuttosto raramente. Questo succede soprattutto se le madri hanno avuto troppo anestetico. Dopo di che i neonati cambiano e cominciano a svegliarsi ogni due ore circa per alcuni giorni, prima di stabilizzarsi a un intervallo di tre ore e mezzo o quattro ore.

Altri bambini, invece, si mostrano affamati e perfettamente svegli fin dall’inizio; vogliono essere nutriti dalle dieci alle dodici volte al giorno nelle prime due settimane, prima di stabilizzarsi a sei o sette poppate nella seconda, terza o quarta settimana.

Orari ospedalieri

Se i neonati devono seguire gli orari regolari imposti dall'ospedale in cui non si attua il roaming-in, è importante che essi siano portati alle loro mamme alle due e alle sei del mattino, in modo da avere latte sufficiente e ben distribuito nelle ventiquattro ore, così anche la montata del latte ne sarà stimolata. In alcuni ospedali si è verificato che un neonato era affamato perché era nutrito ogni tre ore durante il giorno e ogni quattro durante la notte (alle 6, alle 9 del mattino, a mezzogiorno, alle 5, alle 6, alle 10 di sera e infine alle due di notte).

Oggi che il periodo di degenza è ridotto a circa tre/quattro giorni, la madre che non è stata in grado di avere abbastanza latte per il neonato seguendo l'intervallo di quattro ore fra ogni poppata può cambiare tale orario con uno più flessibile appena ritorna a casa. Probabilmente non è troppo tardi per le mammelle che risponderanno con una maggior produzione di latte, stimolata dalle più frequenti poppate.

La montata lattea

Ha inizio variabile: solitamente ha inizio verso il terzo o quarto giorno, più tardi nelle primipare, più presto nelle pluripare. Contemporaneamente il neonato comincia ad avere fame. La natura provvede a tutto! Dal quarto al settimo giorno le mammelle ricevono un forte stimolo ormonico. A poco a poco è l'appetito stesso del bambino a regolare la secrezione lattea, che aumenta gradatamente secondo le sue necessità.

Durante i primi giorni le scariche intestinali possono diventare frequenti. Le mamme che sono particolarmente impazienti di vedere un risultato soddisfacente dell’allattamento, si preoccupano di questa frequenza delle scariche e pensano che il loro latte sia inadeguato o insufficiente; questo è un errore. Bisogna invece pensare che il bambino stia imparando la seria e importante funzione di nutrirsi e di crescere e che regola lo stimolo dei seni secondo i suoi bisogni gradualmente maggiori. Non preoccupatevi se nei primi giorni i seni diventano troppo turgidi o se, al contrario, sembra abbiano troppo poco latte per soddisfare l'appetito del bambino. Tutto il sistema è molto efficiente, molto più di quanto possiamo pensare. Gli stimoli ormonici regrediscono alla fine della prima settimana, e nella seconda la secrezione di latte è più instabile. In seguito, la produzione del latte nel seno è regolata dalla richiesta del bambino. In altre parole, la fame del bambino insegna al seno quanto latte deve dare.

Naturalmente, questo non avviene subito, nella seconda o terza settimana, ma durante i mesi successivi. In sostanza, la montata del latte può aumentare anche quando il bimbo o la bimba hanno già alcuni mesi, sempre che abbiano fame e cerchino più latte.

Durata della poppata

Un tempo si pensava, dato che in molti casi i capezzoli si screpolavano, che era meglio per la madre limitare all’inizio la durata delle poppate e aumentarla gradatamente in seguito, una volta che i capezzoli sembravano abituati e non presentavano ragadi. L'esperienza ha dimostrato che è meglio lasciar decidere ai bimbi fin dall'inizio. Se essi possono succhiare tutte le volte che sono affamati e per tutto il tempo che lo desiderano, non si ridurranno mai così affamati da attaccarsi al capezzolo fino a fargli male.

Allattare più a lungo fin dall'inizio stimola la montata del latte, che è un fenomeno piuttosto lento a entrare in scena, ed evita anche la congestione dei seni. È consigliato far durare la poppata venti minuti durante la prima settimana, oppure arrivare fino a trenta minuti se i capezzoli non si screpolano.

Frequenza dell’allattamento

Potete allattare il vostro bimbo o la vostra bimba tutte le volte che sembrano affamati, oppure tutte le volte che avete latte a sufficienza per poterlo fare. Le madri, in società primitive, ogni tanto allattavano il neonato anche mezzora dopo l'ultima poppata, sebbene sia probabile che il bimbo succhi ben poco, almeno a una di queste poppate.

Una madre che ha già allattato con successo può decidere di allattare di nuovo mezz’ora dopo l'ultima poppata, se lei Pensa che ci sia una buona ragione per la quale il neonato ha di nuovo fame. Ci si riferisce a una madre appartenente a una società moderna e che tuttavia è sicura di se stessa, grazie a una certa esperienza in questo campo. Vi sono tuttavia parecchie ragioni per le quali non vi sono di aiuto le persone che vi dicono: allatta ogni volta che il bimbo o la bimba piange. I bambini non piangono solo per fame, piangono anche perché hanno una colica, altre forme di indigestione, momenti di irritazione che non siamo in grado di capire, o stanchezza che impedisce loro di dormire.

Frequenti poppate che durano troppo a lungo possono provocare delle ragadi al seno, molto dolorose, specialmente se il bimbo o la bimba ha l’abitudine di mordere il capezzolo.

Una madre ansiosa e priva di esperienza può arrivare a un tale punto di stanchezza, se è sempre preoccupata e sta sempre allattando notte e giorno, da far diminuire la montata del latte.

Quindi, la risposta in un certo senso è la seguente: allatta ogni volta che ti va di farlo. Tuttavia è di grande aiuto alla madre che non ha molta esperienza dire: proteggi te stessa e i tuoi capezzoli cercando di allattare, come regola generale, ogni due ore. Se piange, supponiamo sia una bimba, lasciala frignare un po' nella speranza che si addormenti. Se non si addormenta prova con il succhiotto o con un biberon pieno di acqua, prova a dondolarla un po’ o falla passeggiare per alcuni minuti tenendola nel marsupio che potete indossare sul vostro petto o nella navicella del passeggino.

Con un bimbo o con una bimba che pretende di mangiare troppo spesso, cercate di limitare la durata della poppata a venti minuti, trenta al massimo.

Ma una volta che i vostri capezzoli sembrano invulnerabili e che voi sapete quanto latte potete produrre e vi sentite più sicura nel giudicare quando è che il neonato ha fame o quando invece piange per altre ragioni, allora allattate ogni volta che voi lo ritenete opportuno e per quanto a lungo lo ritenete opportuno.

Uno o due seni?

In quei paesi dove l’allattamento al seno è l'unico mezzo con cui un bambino viene nutrito, la madre lo porta legato sulla schiena quando lavora nei campi, i biberon sono sconosciuti e i bambini tendono a mangiare a intervalli brevi. Succhiano da un solo seno e si addormentano. Noi invece siamo abituati a seguire un ritmo regolare e i nostri bambini dopo il pasto riposano tranquilli nella culla; così si tende a nutrirli con pasti meno frequenti e più abbondanti.

Se la madre produce molto latte, il bimbo può essere soddisfatto dopo aver succhiato da un solo seno a ogni poppata. Ogni seno riceve lo stimolo di svuotarsi completamente e questo succede all’incirca una volta ogni otto ore. In molti casi, tuttavia, la quantità di latte di un solo seno non è sufficiente e quindi è meglio dare entrambi i seni a ogni poppata. Il seno sinistro viene dato per primo a una poppata, quello destro viene dato per primo alla successiva. Molte madri e molti dottori consigliano di dare entrambi i seni. Per svuotare completamente un seno, ci vogliono all’incirca quindici minuti, dopo di che si può attaccare il bimbo al secondo seno e lasciarlo poppare finché vuole; un bimbo che non si distrae, succhierà gran parte del latte in cinque minuti e dopo dieci o quindici minuti avrà svuotato anche il secondo seno (i seni vuoti riprendono subito a produrre una piccola quantità di nuovo latte, così il bambino trova sempre qualche cosa da succhiare). Quindi, è inutile prolungare la poppata oltre i venti - quaranta minuti; naturalmente molto dipende anche dalla fame del bimbo e dal tempo a disposizione della madre. Fermatevi dopo i trenta minuti, se il bimbo è d'accordo. Per il ruttino da far fare dopo la poppata.

Come sapere se mangia a sufficienza?

È un problema imbarazzante per la primipara. Non si può giudicare certo in base alla durata della poppata: il bambino infatti, continua a succhiare, anche se ha mangiato a sufficienza, per il piacere, o perché è di buon umore. Anche la doppia pesata, prima e dopo il pasto, non può dirci se è soddisfatto. Inoltre la quantità di latte varia a ogni poppata. Di fatto, si è notato che lo stesso bimbo che a una poppata si è accontentato di poco latte, a un’altra ne ha succhiato trecento grammi.

Non si può dedurre dall'aspetto delle mammelle o del latte

Molte donne con una certa esperienza come madri hanno deciso che non è possibile stabilire quanto latte contengono le mammelle dal loro turgore prima della poppata.

Il turgore delle mammelle non indica quanto latte contengono. Nelle prime due settimane sono dure e sode a causa degli stimoli ormonici, ma dopo un po' di tempo diventano più molli e meno turgide, anche se la quantità del latte aumenta. Anche il colore e l’aspetto del latte non sono indicativi. Il latte di donna appare sempre acquoso e azzurrino, in confronto al latte di mucca, e non vi sono variazioni importanti nella composizione del latte durante la giornata o da una donna all’altra.    

Il pianto del bambino non è indicativo

Non si può essere certi che il bambino abbia ancora fame quando urla dopo il pasto, perché nelle prime settimane quei bambini nervosi che soffrono di colica piangono in modo caratteristico dopo certi pasti, anche se i pasti sono stati abbondanti.

L'indice migliore è dato dall’aumento ponderale e dalla soddisfazione del bambino

In generale ci si dovrà basare sul comportamento del bambino e sull’andamento del peso. Un bambino che è contento e cresce, ovviamente mangia abbastanza. Quello che piange ogni sera ma cresce bene, probabilmente mangia a sufficienza, ma soffre di colica. Quello che cresce poco, ma è soddisfatto, è di solito un bambino a crescita lenta. Alcuni non protestano per la fame, ma non guadagnano peso. In questi casi è consigliabile che il medico lo segua e sia informato del quadro generale e del numero e della quantità dei pasti, per fare modifiche risolutive. Quello che cresce pochissimo e sembra sempre affamato, probabilmente non mangia abbastanza.

La cosa migliore è partire dal presupposto che il bambino mangia a sufficienza, a meno che, sia il bambino sia il pediatra, non vi dimostrino il contrario. Tuttavia ricordatevi che se il bambino si dimostra soddisfatto dopo ogni poppata, lo dovete essere anche voi.

Non perdete la fiducia in voi stesse

È naturale che una neomadre dubiti che il suo latte sia sufficiente, poiché essa non sa qual è la sua capacità di produrne ed è inoltre condizionata psicologicamente dalla nostra società, la quale considera normale il biberon ed eccezionale l’allattamento al seno. Lo stesso vale per le madri che hanno più esperienza ma poca fiducia in se stesse. Di solito, quando la madre si preoccupa della quantità, il medico constata che non manca il latte, ma la fiducia: le preoccupazioni fanno diminuire il latte.

Dove non esistono né bilance né dottori, queste preoccupazioni non ci sono. Le madri si regolano sull’aspetto del bambino, e in nove casi su dieci tutto procede ugualmente bene.

Cura dei capezzoli

Alcuni medici consigliano di massaggiare i capezzoli nell’ultimo mese di gravidanza per rinforzarli. Quando il bambino comincia a succhiare di solito, non si fa nulla per i capezzoli. Alcuni consigliano invece di ungerli con vaselina dopo la poppata oppure di lavarli con acqua, per asportare ogni traccia di latte.

È bene lavarsi le mani prima di toccarli, poiché è facile che sorgano infezioni. Alcune mamme sostengono che la cosa migliore per curare i capezzoli dolenti o screpolati o per mantenerli sani, è lasciarli asciugare all'aria per dieci o quindici minuti prima di riallacciare le falde del reggiseno, e non usare telini impermeabili nelle coppe.

Insistete nei tentativi

Sentirete parlare di donne che volevano allattare i figli, ma non ci sono riuscite. Si parla tanto delle difficoltà della vita moderna, che rendono le mamme troppo nervose per allattare. Non v’è dubbio che la tensione nervosa è nociva all'allattamento al seno, ma non è il solo fattore importante. Spesso si fallisce perché non si insiste abbastanza.

Tre fattori hanno grande importanza:

  1. non ricorrere subito al latte artificiale;
  2. non arrendersi troppo presto;
  3. sufficiente stimolazione delle mammelle quando il latte ha cominciato a fluire.

Se si dà al neonato il latte artificiale regolarmente nei primi tre o quattro giorni di vita, la probabilità di avere successo nell’allattamento diminuisce. Se il neonato è saziato dalla pappa, non tenta di attaccarsi al seno con tutte le sue forze (l’acqua che si somministra in questo periodo, per impedire una disidratazione, non influisce sulla sua fame di latte). Quando comincia la secrezione lattea, è meglio non ricorrere al latte artificiale, se il bambino riesce a saziarsi e non continua a diminuire di peso.

Talvolta la mamma si scoraggia proprio quando il latte comincia a fluire, oppure uno o due giorni dopo, se vede che non ne ha molto. Non è il momento di scoraggiarsi, poiché non ha ancora sfruttato tutte le possibilità. Vale senz’altro la pena di continuare, se produce almeno trenta grammi di latte per ogni pasto, verso il quinto giorno. Se in questo periodo alla mamma le sarà di grande aiuto una persona che collabora e le fa coraggio.

Le poppate notturne, che probabilmente avverranno verso le dieci di sera e le due di notte, sono importanti quanto quelle diurne per stimolare le mammelle nei primi tempi. Se i seni non danno latte sufficiente da saziare il bambino per tre o quattro ore, è bene attaccarlo più spesso a tutt’e due le parti a ogni pasto, purché i capezzoli non siano infiammati. In questo modo neonato e mammelle si adatterebbero l'uno alle altre. Il frequente svuotamento delle mammelle le stimola a produrre più latte, se sono in grado di farlo. Allora il bambino potrà resistere per un periodo più lungo. Il neonato non può essere tenuto lontano dalla pappa indefinitamente, se muore di fame o se continua a diminuire di peso o se ha febbre per insufficiente introduzione di liquidi.

Se la madre è all’ospedale o può stare in contatto col medico, sarà lui a trovare la soluzione a questi problemi:

  • per quanti giorni il neonato può andare avanti con un quantitativo di latte insufficiente, senza ricorrere alla aggiunta,
  • quante poppate possono sopportare i capezzoli,
  • quante volte la mamma si deve svegliare di notte,
  • come adattare gli orari dell'ospedale alle necessità del neonato.

Il fatto è che il medico è influenzato in molte delle sue decisioni dall’atteggiamento della madre verso l'allattamento e sarà aiutato a dare le opportune disposizioni qualora la madre dichiari di voler riuscire ad allattare.

Quando il latte materno è insufficiente

Tentativi per aumentare la secrezione lattea al ritorno a casa

(se non potete consultare regolarmente il medico)

Supponiamo che all’ospedale abbiate allattato il bimbo il più spesso possibile, senza avere però latte a sufficienza, e che il dottore abbia deciso di dargli anche un po' di latte artificiale. Supponiamo che il bambino succhiasse sessanta grammi dal seno ed esigesse un biberon di sessanta grammi in aggiunta a ogni poppata. Dopo averne parlato col medico, avete deciso di continuare l'allattamento anche a casa, sperando di poterlo allevare completamente al seno.

 Talvolta la mamma si sente così tranquilla e a suo agio a casa, che la secrezione lattea aumenta senza aiuto e il neonato è così sazio che non ha più interesse per l’aggiunta. In questo caso la madre dovrebbe smettere immediatamente di dare il latte nel biberon. Di solito, però, ai bimbi piace il biberon a tal punto, che continuano a prenderlo e si interessano sempre meno al seno materno. Quindi, nella maggior parte dei casi la madre deve deliberatamente diminuire a poco a poco il latte del biberon e contare sul maggior appetito del neonato per una maggiore secrezione del latte dal seno. Un buon metodo può essere il seguente: per i primi due giorni a casa, dopo l'uscita dall'ospedale, continuate a dare la pappa nel biberon, come in ospedale, ma non una goccia di più di quel che il bimbo o la bimba richiede (la quantità di latte materno spesso non aumenta nei primi due o tre giorni a casa, anzi talvolta sembra diminuire a causa della fatica della madre).

Poi dopo due giorni diminuite la quantità ogni volta che date il biberon di dieci grammi ogni giorno, finché eliminate completamente il biberon. Che accadrà? Quando diminuite la pappa, il bambino avrà fame più presto. Dategli il seno quando ha fame, siano passate quattro o tre o due ore e mezzo. Vi sembrerà un gran lavoro, ma non durerà a lungo. Lo svuotamento frequente delle mammelle le stimolerà a produrre sempre più latte. Se ciò avviene, il bimbo dormirà sempre più a lungo. In una settimana o due ritornerà da solo all'orario ogni quattro ore. (Un neonato che all'ospedale non succhiava più di trenta grammi per volta al seno, e a casa in due settimane arrivò a centocinquanta grammi. Naturalmente questo non succede in tutti i casi) Se tentate per cinque o sei giorni e il bambino è sempre affamato e non aumenta di peso, allora dovete tornare al biberon.

Anche in questo caso, però, se volete continuare a tentare, potete dare solamente cinquanta - sessanta grammi di pappa dopo ogni poppata al seno, e dopo pochi giorni, quando vi sentirete più riposata e tranquilla, tentate di nuovo di ridurre la quantità di pappa seguendo il metodo già discusso. ' Come regola generale, allattate ogni due ore, più spesso sarebbe veramente irragionevole, perché comincereste a diventare stanca e facilmente irritabile e i capezzoli si infiammerebbero. Alcuni medici consigliano di togliere con il tiralatte, il latte che rimane nella mammella, quando il bambino ha finito di poppare, poiché ciò può favorire l`aumento della secrezione lattea.

I liquidi necessari alla madre

È assai importante, in questo periodo, che la mamma abbia molto riguardo di se, non si stanchi, lasci andare il lavoro di casa, se necessario, dimentichi tutte le preoccupazioni e gli obblighi, riceva soltanto gli amici intimi, si nutra e beva bene. È opportuno che beva liquidi dieci o quindici minuti prima della poppata.

Alcune donne che amano la birra (con moderazione ovviamente), la trovano un eccellente mezzo per rilassarsi e avere, nello stesso tempo, i liquidi necessari.

Vi sono da fare due considerazioni riguardo ai liquidi. Non si trae nessun vantaggio bevendo più liquidi del necessario, perché il corpo elimina rapidamente con le urine l'eccesso di acqua. Però una mamma eccitata e presa dal lavoro si dimenticherà di bere il necessario, e per la sua dimenticanza avrà sete. Ciò farà diminuire la quantità di latte.

Non lasciatevi scoraggiare dagli amici o dai parenti

È bene ricordare che oggigiorno, poiché l'allattamento al seno e piuttosto eccezionale, la mamma che intende attuarlo potrebbe incontrare molto scetticismo da parte di amiche e parenti, nonché osservazioni ora benevole, ora francamente cattive. Le prime possono essere dovute a sorpresa, le altre a vera gelosia. Più tardi, se si presenterà il problema di continuare o no a allattare, è possibile trovare molte persone che consiglieranno di smettere.

Quando il latte sembra diminuire

Molte donne che vogliono allattare hanno molto latte all`ospedale, poi hanno l'impressione di non riuscire più, soprattutto quando nei primi giorni a casa la secrezione diminuisce, e smettono di allattare. Si scusano dicendo: «Non avevo abbastanza latte», oppure «il mio latte non andava bene al bimbo», o «man mano che il bimbo cresceva il mio latte non era più sufficiente». Come mai in quasi tutto il mondo, il latte materno basta al bambino per parecchi mesi, e soltanto nei paesi più sviluppati, dov'è in auge l’allattamento artificiale, l'allattamento al seno incontra tanti insuccessi? Le madri dei paesi più sviluppati non sono meno sane delle altre, ma probabilmente esse, lungi dal credere di far la cosa più naturale del mondo, siano convinte di dedicarsi a un'impresa straordinaria e difficile. Cioè mancano di fiducia in se stesse. Se il bambino piange un po' più del solito o fa indigestione oppure ha un eritema, immediatamente ne danno la colpa al proprio latte. La loro risorsa è il biberon e, quando un lattante al seno comincia a prendere molti pasti col biberon, si attacca con meno entusiasmo al seno e quindi il latte diminuisce. In altre parole, la concomitanza della sfiducia nelle proprie possibilità di allattare e la disponibilità del biberon, sono i due fattori che provocano l’eliminazione dell'allattamento al seno.

L'unico modo perché l'allattamento al seno abbia successo è quello di continuare con questo e di dimenticare l`esistenza del biberon, eccetto per un biberon al giorno in caso di necessità, dopo che la quantità di latte materno si sia stabilizzata.

Normalmente, la quantità di latte che le mammelle secernono varia secondo le necessità del bimbo. Le mammelle sono sempre pronte ad aumentare o a diminuire la quantità di latte da produrre, a seconda che il lattante ne voglia di più o di meno.

Man mano che un bimbo cresce, il suo appetito cresce di conseguenza e quindi i seni vengono svuotati più rapidamente e più spesso, il che stimola le mammelle a produrre più latte.

La fame non è la causa più frequente del pianto

Di solito la mamma si preoccupa se il bambino si agita dopo i pasti, e subito pensa che il suo latte sia insufficiente. Il che non è vero. Molti bambini, specialmente primogeniti, potrebbero avere crisi di stizza dalla seconda settimana di vita, più spesso al pomeriggio o alla sera. Quelli allattati artificialmente si agitano quanto quelli al seno, sia che mangino molto o poco. È necessario che la mamma si renda conto che questi periodi di agitazione non sono dovuti alla fame per non perdere fiducia nelle sue possibilità di allattare.

Sebbene spesso non sia così, tuttavia accade talora che il neonato, supponiamo sia una bimba, comincia a agitarsi perché ha fame. In genere, la fame, la sveglia in anticipo rispetto all'orario della poppata successiva e non la mette in agitazione una o due ore dopo il pasto.

Se la bimba è affamata, può voler dire che il suo appetito è aumentato di colpo, oppure che il latte materno è diminuito un po', perché la madre è stanca o tesa.

In entrambi i casi, la risposta è sempre la stessa: la bimba si sveglierà e vorrà mangiare più spesso e di più per uno o più giorni, finché le mammelle si saranno adattate alla quantità da lei desiderata. A questo punto tutto si normalizzerà e la bimba ritornerà all'orario.

In caso che il pianto o i capricci non fossero dovuti alla fame, il fatto che le avete dato di più da mangiare non sarà di alcun danno alla bimba. L'idea di darle il biberon immediatamente dovrebbe essere rimandata di almeno una o due settimane. La bimba dovrebbe essere allattata circa ogni due ore per venti - quaranta minuti. Se la bimba aumenta di peso in quella settimana o due, allora potrete rimandare l'uso del biberon per altre due settimane almeno. La bimba potrà nel frattempo essere tranquillizzata, quando fa i capricci, con un ciuccio o con un biberon di acqua. La madre può, se vuole, allattare anche più frequentemente che non ogni due ore. Certamente questo non creerà nessun problema per la bimba, ma pensando alla madre, essa si stancherà molto se allatterà tutto il giorno e questo non va bene. Svuotare i seni dieci volte al giorno fornirà loro il massimo della stimolazione che possono sopportare, e inoltre la madre ha anche bisogno di periodi di riposo e di calma.

Un biberon in sostituzione di una poppata al seno

La mamma che vuol continuare ad allattare non deve proprio mai dargli il biberon? Non siamo così drastici. Le mamme che vogliono dare un biberon al giorno regolarmente possono farlo senza influire sulla secrezione lattea, purché questa sia abbondante e duri da qualche settimana e si tratti di un solo biberon al giorno. Se non lo dà regolarmente ogni giorno, potrà darne uno ogni tanto, se deve assentarsi o se è molto stanca e il bambino sembra affamato. Se volete continuare ad allattare è sconsigliata invece la somministrazione regolare di un biberon complementare (in aggiunta a una poppata) due o tre volte al giorno,.

Un biberon supplementare

Usatelo regolarmente, se intendete svezzare fra il secondo e il sesto mese. Tutte le mamme che allattano, qualche volta desiderano saltare una poppata, perché devono allontanarsi da casa per più di quattro ore. Non v'è alcun danno in questo, una volta che il latte sia abbondante. Il biberon supplementare si può dare ogni giorno, volendo, alle 10, alle 14 e alle 18. Quando il bambino non prende più il pasto delle due di notte, la mamma si troverà a disagio, se salta la poppata delle dieci di sera o delle sei del mattino, perché il seno rimarrà pieno per dodici ore. Un intervallo così lungo può anche far diminuire la secrezione lattea.

Se la mamma intende svezzare il bambino fra i due e i sei mesi, è bene dargli un biberon supplementare almeno due volte alla settimana, anche se ha latte a sufficienza. Il motivo è che alcuni neonati prendono certe abitudini così radicate, in questo periodo, che rifiutano poi di succhiare un biberon di latte se non ci sono abituati, e ciò può essere causa di vere lotte. Raramente il bimbo è così intransigente prima dei due mesi, e dopo i sei mesi probabilmente sarà svezzato direttamente con la tazza.

Si raccomanda talora che tutti i lattanti al seno prendano un biberon almeno due volte la settimana, anche se la mamma intende allattarlo finché passerà direttamente alla tazza. Questo nell’eventualità che si debba interrompere l'allattamento per un motivo qualsiasi. Potete decidere da sola, considerando l'inconveniente di preparare il biberon di fronte al rischio di dover sostenere una lotta, nell’ eventualità di uno svezzamento improvviso.

Biberon e seno: allattamento misto (aggiunta del latte artificiale)

Se una madre non ha abbastanza latte per soddisfare l`appetito del bimbo, può benissimo dare sia il suo latte sia il biberon; però, in molti casi di allattamento misto, la secrezione lattea diminuisce gradatamente. Inoltre il bambino potrà preferire il biberon e rifiutare del tutto il seno.

In generale le donne non vogliono continuare con entrambi gli allattamenti, perché ciò significa il disturbo di preparare il biberon e di essere legata all’orario dei pasti. La cosa migliore, quando la mamma ha una quantità discreta di latte (per esempio, almeno metà, o più, del necessario), è di rimandare quanto più possibile il biberon. Se tuttavia non si riesce a fare aumentare il latte in quantità sufficiente, allora si potrà passare completamente al biberon, con la coscienza di aver tentato tutto il possibile.

Come integrare col biberon l’allattamento al seno

(se non potete consultare il medico)

Supponiamo che abbiate tentato di andare avanti col vostro latte, ma che non ne abbiate abbastanza. Per saziare il bambino dovete dargli un po' di aggiunta, ma volete farlo in modo che il vostro latte diminuisca il meno possibile.

In generale è più comodo tralasciare completamente certe poppate e dare invece biberon supplementari. D'altra parte v'è una maggiore probabilità di continuare la produzione di latte, se continuate a offrire il seno a ogni pasto, dando poi in aggiunta un biberon complementare nei pasti in cui il latte non è sufficiente.

Supponiamo che abbiate latte sufficiente per tutti i pasti, tranne uno. Il più scarso di solito è quello delle 18, poi quello delle 14. Potete tentare di dare un biberon complementare in aggiunta alla poppata delle 18. Oppure darete un biberon supplementare invece della poppata delle 14; allora forse ci sarà abbastanza latte per quella delle 18.

Supponiamo ora che il latte non sia sufficiente in due o più pasti. Potete dare tre biberon complementari dopo la poppata delle 10, delle 14 e delle 18. La poppata delle 6 di solito è la più abbondante e può saziare il bambino. Anche quella delle 22 è probabilmente sufficiente. Un altro sistema, in tale caso, è di dargli il vostro latte soltanto alle 6, alle 14 e alle 22, e di dargli biberon supplementari alle 10 e alle 18 (anche alle 2, se il bambino lo prende ancora).

Se il latte è insufficiente in tutti i pasti, avrete bisogno di un biberon a ogni pasto, sia che lo attacchiate al seno o no. Quanta pappa metterete in ogni biberon, sia esso complementare o supplementare? Tanta quanta ne ha bisogno il bambino. Per esempio, se vostro figlio pesa quattro chili o più, vorrà centottanta grammi nel biberon supplementare, di meno se è più piccolo. Nel biberon complementare dopo una poppata ne vorrà da sessanta a novanta grammi.

Problemi speciali dell'allattamento al seno

Il fracassone, il dormiglione e I'insonne

Nelle prime settimane di allattamento vi sono diversi tipi di comportamento che rendono difficile il compito della mamma e la irritano. Il primo è quello del bambino che non succhia mai con energia e si addormenta cinque minuti dopo l'inizio della poppata, per cui non si sa mai se ha mangiato a sufficienza. Di solito il lattante succhia la maggior parte del latte in cinque minuti di vigoroso poppare. Non sarebbe poi un guaio se dormisse due o tre ore, invece si sveglia e piange una volta che lo si rimette a letto.

Non si riesce a capire la causa di questo comportamento; può darsi che il sistema nervoso e quello digerente del bambino non lavorino ancora con perfetto accordo: il calore delle braccia materne e la suzione del capezzolo gli conciliano il sonno. Quando sarà un po' più grande, la fame lo terrà sveglio finché non sarà sazio. Invece il bambino allattato con latte artificiale si addormenta con facilità se i buchi della tettarella sono troppo piccoli.

Se un bimbo è allattato al seno, può accadere che, sebbene la madre abbia molto latte, il bimbo non riesca a succhiarlo. È probabile che l`emotività della madre controlli il deflusso del latte. Molte mamme osservano che dopo qualche settimana di allattamento il latte comincia a uscire dalle mammelle appena sentono piangere il bambini. L'ansietà e la tensione probabilmente impediscono al latte di defluire.

Se il bambino trae scarsi risultati dal poppare, si rimette a dormire, poi, quando è rimesso nella culla al freddo, la fame lo risveglia. Altri bambini invece, più vivaci o più affamati, reagiscono con irritazione se non trovano latte a sufficienza: allontanano con forza la testa dal seno e urlano, tentano di nuovo e s’irritano ancor più.

Quando la mamma si rende conto che il bambino non succhia bene, diventa nervosa e ha inizio un circolo vizioso. Se capisce questo meccanismo, cercherà di rilassarsi prima e durante la poppata con un libro, un po' di musica, una bibita.

Se il bambino si addormenta o diventa irrequieto dopo pochi minuti, potete farlo succhiare all'altra mammella, non più di quindici minuti però. Se è un pigrone, che ogni tanto deve riposarsi, ma negli intervalli succhia bene, lasciatelo continuare. Ma, se non ricomincia a poppare, è meglio non prolungare la poppata né cercare di svegliarlo, perché alla fine gli togliete ogni entusiasmo.

Che fare se si sveglia appena è rimesso nella culla? Se ha succhiato per cinque minuti, sarebbe meglio ritenerlo sazio per un paio d'ore e non dargli subito da mangiare; lasciatelo strepitare per un po', dategli una tettarella o provate a tranquillizzarlo.

Bisogna fargli capire che si mangia dopo un certo numero di ore; se si continua a dargli da mangiare per un'ora e mezzo, gli s’insegna che i pasti sono sempre lì a tormentarlo e che talvolta il solo modo di sfuggire al pericolo è di mettersi a dormire. Vi sono buone probabilità che il bambino entro poche settimane superi questa fase, qualsiasi sistema usiate. Quindi, se si sveglia appena rimesso a letto e urla disperatamente, meglio dargli di nuovo il seno e lasciar stare ogni teoria: meglio offrirgli un'altra possibilità. Ma non dategli un terzo o un quarto pasto, attendete un`ora o due.

Capezzoli retratti

Se i capezzoli sono piatti o retratti, può essere difficile attaccare il bambino, specie se è irrequieto. Se non riesce a trovare il capezzolo, si mette a urlare e tira indietro la testa. Se possibile, attaccatelo al seno appena si sveglia, prima che sia troppo irritato. Se al primo tentativo comincia a urlare, smettere subito e consolatelo: non siate impazienti. È bene anche massaggiare un po' il capezzolo con le dita; oppure fate succhiare il bambino per qualche giorno col tiralatte.

In realtà il capezzolo non è tanto importante per l'allattamento, quanto per guidare il bambino a prendere in bocca l'intera areola, cosa che riesce più difficile quando il capezzolo è tenuto retratto dai tessuti sottostanti. Il sistema migliore è ricorrere alla spremitura manuale per rendere più morbida l'areola; quindi, schiacciando leggermente tra le dita, introdurlo nella bocca del neonato.

Dolori durante l’allattamento

Nella prima settimana dopo il parto sentirete dei crampi addominali appena il neonato comincia a succhiare: è un riflesso normale che fa contrarre l'utero e serve a ricondurlo alle dimensioni normali.

I doloretti, che compaiono nel capezzolo, appena il bambino comincia a succhiare e durano pochi secondi, sono frequenti e non hanno alcuna importanza.

Lesioni ai capezzoli; ragadi

Quando i capezzoli cominciano a essere anche soltanto lievemente dolenti, è bene preoccuparsene subito. Alcune madri sono molto sensibili al dolore del capezzolo, anche quando questo è sano. Se appare una ragade (a volte il bambino succhia senza prendere in bocca tutta l'areola), è necessario che la mamma interrompa l`allattamento per ventiquattro o quarantotto ore (o lo limiti a una brevissima poppata di tre - quattro minuti ogni otto ore). Il medico prescriverà un medicamento da applicare. Una soluzione è anche di lasciare il capezzolo asciugare all'aria prima di riallacciare il reggiseno o lasciare addirittura aperte le due falde, eliminando qualsiasi tipo di tessuto cerato a contatto. (Una mamma trova ideale un filtro da tè applicato sopra il capezzolo, all`interno del reggiseno.) Perché lo stimolo della secrezione del latte non diminuisca o per togliere il latte in eccesso, estraetelo  dal seno manualmente o col tiralatte due o tre volte nelle ventiquattro ore, nutrendo il bimbo all`altro seno ogni volta che deve mangiare. Se il capezzolo non fa più male dopo 12-48 ore di riposo, potete allattare il bambino usando quel seno molto brevemente (tre minuti, circa), sempre che non vi dolga. Se tutto procede bene, la madre può continuare ad allattare brevemente a quel capezzolo, per esempio, non più di cinque minuti per volta il primo giorno, dieci minuti il secondo giorno, quindici il terzo giorno. Se appare di nuovo la ragade o il capezzolo duole ancora, dovete fermarvi ancora per 12-48 ore.

Turgore delle mammelle; ingorgo areolare

Esistono tre tipi di ingorgo delle mammelle; il primo, più frequente, è dovuto a eccessivo riempimento dei seni, situati dietro l'areola. Anche se non dà fastidio alla nutrice, rende l'areola così dura e piatta che il bambino non riesce a prenderla in bocca; invece afferra il capezzolo e lo mastica. È bene perciò che la madre sprema un po’ di latte per rendere l’areola più morbida. Non è necessario spremerne molto o per molto tempo: due o cinque minuti per ogni seno sono sufficienti.

Questo tipo di ingorgo è più frequente alla fine della prima settimana, dura due o tre giorni e scompare se l’allattamento continua regolarmente.

Ingorgo periferico

Un altro tipo di ingorgo riguarda l'intera mammella, che diventa dura e dolente. Nei casi lievi è sufficiente far succhiare il bambino, eventualmente dopo la spremitura manuale.

Nei casi più gravi, quando la mammella diventa molto grossa e dolente, bisogna massaggiarla bene tutta se il bambino non consuma abbastanza latte da alleviare la tensione. Per evitare l’irritazione della pelle durante il massaggio, usate burro di cacao o una crema grassa. La crema deve essere tenuta all'esterno dell'areola, per non rendere troppo scivolosa la pelle al momento della spremitura. Il massaggio va fatto una o più volte al giorno, non molto a lungo perché stanca la madre. L'ingorgo dura soltanto due o tre giorni. Può essere utile fare impacchi caldo - umidi prima del massaggio. Se non si possono usare questi metodi, si può ricorrere a una pompetta. Usate un reggiseno largo che sostenga bene il seno, o una fasciatura che parta dalle spalle. Questa fasciatura deve essere fatta in modo che i seni non vengano schiacciati contro il torace, bensì sostenuti saldamente dal basso e sui lati. Sarebbe utile fare anche qualche applicazione breve di borsa di ghiaccio o bottiglia d'acqua calda. Ci sono vari medicamenti che il dottore può prescrivere. In pratica questo ingorgo totale può avvenire alla fine della prima settimana, raramente dopo.

Mammelle a focaccia e ascessi mammari

Un terzo tipo di ingorgo assomiglia all’ingorgo totale, in quanto è al di fuori dell'areola e è doloroso, ma è limitato a una zona della mammella. E più probabile che si verifichi al ritorno dall’ospedale. Il trattamento è analogo al precedente: applicazioni calde seguite da massaggio, uso di un reggipetto robusto, borsa di ghiaccio o di acqua calda, continuazione dell'allattamento.

Se nell'interno della mammella si sviluppa un nodulo dolente, può trattarsi di un'infezione o mastite. La pelle sovrastante si arrossa. Dovete misurarvi la temperatura e chiamare il medico. Tuttavia con i metodi moderni di cura delle infezioni, si può anche evitare di non attaccare il bambino a quella mammella, sia pure temporaneamente.

Quando la madre è malata

Nelle malattie lievi, in cui la madre sta in casa, è possibile continuare l’allattamento. V'è la possibilità che anche il bambino si ammali, ma ciò avverrebbe anche se non fosse allattato al seno. Inoltre, le infezioni sono contagiose prima che ne compaiano i sintomi. I lattanti in genere soffrono di raffreddori più leggeri degli adulti

I morsi (quando il bambino mette i denti)

Non potete sgridare il bambino se tenta qualche morso, quando ha le gengive irritate per la dentizione o ha già un paio di dentini, perché non si rende conto di far male. Ciò non è soltanto doloroso, ma può provocare delle ferite al capezzolo tali da dover interrompere l’allattamento. Per insegnare al bambino a non morsicare, infilategli un dito in bocca e ditegli “no “, questo lo sorprende e lo trattiene dal rifarlo. Se lo ripete, interrompere il pasto. In ogni caso questo inconveniente avviene soltanto verso la fine dell'allattamento.

Spremitura manuale e pompette

Scopo di questi metodi

La spremitura manuale o le pompette si usano per estrarre il latte per il bambino, quando questi non può o non vuole attaccarsi al seno, sebbene la mamma abbia molto latte. Un neonato piccolo, prematuro, può essere troppo debole per succhiare o per essere tolto dall`incubatrice. Gli si può dare il latte materno con un biberon o con un contagocce. Quando la madre ammalata è all`ospedale o quando si ritiene imprudente mettere il bambino a contatto diretto con lei, si può raccogliere il suo latte e darlo al piccolo con un biberon, finché potrà allattarlo di nuovo.

Quando si vuole assicurare latte a sufficienza o mantenere il seno in funzione, bisogna vuotare le mammelle a intervalli regolari. Invece, durante lo svezzamento, quando bisogna vuotarle parzialmente per alleviare la madre, si fa soltanto quando e finché è indispensabile. Potete imparare a praticare la spremitura manuale, già durante la vostra degenza in ospedale o a casa, da un'infermiera pratica. Potete anche farlo da sola, con un po' di pazienza. Non scoraggiatevi.

Il latte si raccoglie in canali che si trovano profondamente sotto la zona scura (areola) intorno al capezzolo. Se dovete estrarre poco latte, per alleviare la tensione potete usare una tazza qualsiasi. Se dovete estrarre tutto il latte e darlo subito al bambino, lavate la tazza col sapone, risciacquatela e asciugatela. Dopo avere spremuto il latte, versatelo in un biberon e chiudetelo col tappo, dopo averlo ben lavato. Se dovete conservare il latte per qualche ora (ad esempio, per portarlo ogni giorno all'ospedale al bambino prematuro), dovete conservarlo sterile. Potete tirare fuori il latte in una tazza sterile e poi versarlo in un bi-beron col tappo (sterilizzati per cinque minuti), oppure potete usare una tazza e un biberon lavati e sterilizzati dopo avervi versato dentro il latte.

La spremitura pollice-dita

Il metodo è vecchio, ma è bene conoscere le procedure.

Nel metodo più comune di spremitura manuale, i seni vengono schiacciati fra il pollice e le altre dita. Lavatevi le mani col sapone. Per fate pressione sui seni, ponete la punta del pollice e delle altre dita ai due lati dell'areola esternamente, poi premete pollice e dita in profondità finché incontrate le coste. In questa posizione schiacciatele ritmicamente. Si usa la mano destra per spremere il seno sinistro, e in questo caso la mano sinistra tiene la tazza ove si raccoglie il latte.

La cosa più importante da ricordare è di premere in profondità e intorno all`areola, senza toccare mai il capezzolo né strizzarlo. possibile ottenere più latte a ogni spremitura se, oltre a stringere con il pollice e l'indice il seno, eserciterete anche con le dita un movimento di trazione in direzione del capezzolo, in modo da completare l'estrazione del latte.

Dopo un po', potrete spostare le dita con un movimento rotatorio, per essere sicura che tutti i « seni ›› siano ben spremuti. Se le dita vi dolessero dalla stanchezza, e ciò succederà sulle prime, potete cambiare mano spremendo l'altro seno.

La spremitura con la tazza

Un altro vecchio metodo, meno usato ma molto utile all’epoca, è quello di premere i canali fra il pollice e l`orlo di una tazza. Questa dovrà essere sterilizzata, se volete conservare il latte per qualche ora. Lavatevi bene le mani con acqua e sapone. Prendete una tazza sterilizzata con l'orlo piegato all'esterno. Appoggiate l`orlo della tazza contro la mammella sinistra all'estremità inferiore dell'areola (al confine con la cute normale) e tenete la tazza in alto, con la mano sinistra. Appoggiate il pollice della mano destra sull`estremità superiore dell'areola. La parte più esterna dell`areola rimarrà cosi schiacciata fra il pollice destro e l`orlo della tazza. Premete forte il pollice all`interno (verso l`orlo) e poi in basso (verso il capezzolo). Così si spreme il latte dalle sacche nei canaletti che corrono intorno al capezzolo. Quando premete verso il capezzolo, non fate scivolare il pollice sulla cute bruna; la pelle si muove insieme al pollice. Non è necessario spremere e neanche toccare il capezzolo.

Con un po` di pratica potrete spremere fuori il latte con un getto sottile. I primi giorni il pollice si stancherà, ma poi si allenerà. Se dovete vuotare completamente una mammella, ci metterete venti minuti, anche di più se state appena imparando. Se svuotate i seni completamente quando il bambino ha finito di mangiare, impiegherete pochi minuti. Quando il seno è colmo, il latte esce a getto. Smettere quando non viene più fuori latte. Naturalmente, se aspettate dieci minuti, ne verrà fuori ancora, ma non dovete svuotarlo di nuovo.

Pompette aspiranti (titalatte)

Vi sono vari tipi di pompette. La più semplice, meno costosa e più facile da trovare è di vetro con un bulbo di gomma per la suzione. Poi ci sono le pompette elettriche, che talora si possono prendere in prestito negli ospedali e nei negozi di materiale chirurgico (sanitaria, farmacia).

Il tiralatte di un tempo

Consiste in un succhiotto di gomma attaccato a un cono di vetro o di plastica, che si adatta alla mammella. Quando il bimbo succhia il capezzolo di gomma, determina un vuoto nel cono che fa uscire il latte. Lo si usa quando i capezzoli sono dolenti. Il neonato deve succhiare con energia per tirar fuori latte a sufficienza. Il tiralatte si usa soltanto quando i capezzoli sono retratti o dolenti.