Indipendenza e socievolezza: Il bambino diventa più dipendente e più indipendente nello stesso tempo
Sembra una contraddizione. È facile che un genitore si lamenti del suo bambino di un anno: “Comincia a piangere ogni volta che esco dalla stanza”. Ciò non significa che egli stia prendendo una cattiva abitudine, ma, che sta crescendo e comprende quanto dipenda dalla sua famiglia. È un inconveniente, ma è un buon segno.
Ma proprio nell’età in cui diventa più sottomesso egli manifesta anche la necessità di imparare da solo a vivere, scopre nuovi luoghi, si riconcilia con gli estranei.
Osservate un bambino nella fase del cammino a quattro zampe, mentre uno dei genitori lava i piatti. Gioca tutto intento con pentole e coperchi per un po’ di tempo. Poi si stanca e decide di esplorare la sala da pranzo. Striscia qua e là sotto i mobili, raccoglie sulle dita la polvere e l’assaggia, si tira su in piedi con prudenza per raggiungere la maniglia di un cassetto. Dopo un po’ sembra sentire di nuovo la necessità della compagnia, perché improvvisamente trotta di nuovo in cucina. A un dato momento il suo bisogno di indipendenza raggiunge il massimo, in un altro invece predomina il bisogno di sicurezza. Egli riesce a soddisfarli uno per volta. Col passare dei mesi diventa più audace e sicuro nei tentativi e nelle esplorazioni. Ha ancora bisogno dei genitori, ma non più così spesso. Costruisce la propria indipendenza, ma parte del coraggio gli viene dal sapere che può raggiungere la sicurezza quando ne ha bisogno.
Si precisa che l’indipendenza proviene tanto dalla sicurezza quanto dalla libertà, perché alcuni l’acquistano con un procedimento contrario. C’è chi cerca di “insegnare” l’indipendenza al bambino lasciandolo solo nella sua stanza, anche se piange perché vuole compagnia; ma, probabilmente ogni minuto di pianto lo fa diventare più sottomesso e non meno.
Quindi, il bambino verso il primo anno di età si trova a un bivio. Se gli si offre l’occasione, a poco a poco diventerà più indipendente:
- più socievole con gli estranei (adulti e bambini),
- più fiducioso di sé, più espansivo.
Se è tenuto molto confinato, lontano dagli altri, abituato ad avere vicino a sé soltanto i genitori, è facile che diventi legato a loro, più timido con gli estranei, chiuso in se stesso.
Come viene incoraggiata l’indipendenza?
Lasciatelo fuori della carrozzina, quando sa camminare. Quando un bambino ha imparato a camminare, è ora di compragli un paio di scarpine con le suole e di tenerlo fuori della carrozzina quando esce a passeggio. Non importa se si sporca; deve farlo. Cercate di andare in un posto dove non dovete sorvegliarlo ogni minuto e dove può abituarsi agli altri bambini. Se raccoglie i mozziconi delle sigarette, dovete intervenire, portarglieli via e mostrargli qualche altra cosa che lo diverta (dandogli quindi una alternativa adeguata all’oggetto pericoloso). Se raccoglie i rametti, glieli lascerei mettere in bocca con accortezza e se il posto non è troppo sporco. Non potete lasciargli mangiare manciate di sabbia o di terra, perché irritano l’intestino, dategli invece da rosicchiare un cracker: non gli farà male e servirà a tenergli la bocca occupata.
Tenendo nella carrozzina un bambino robusto e capace di camminare si eviterà ogni fastidio, ma si intralceranno le sue tendenze e si ritarderà il suo sviluppo. Tiratelo fuori dal box quando è stufo. Molti genitori trovano molto comodo il passeggino per portarlo a fare spese o a passeggio. Ma non usatelo per tenerlo fermo in un posto a lungo.
Lasciatelo fuori del box quando insiste
Un bambino vorrà stare nel suo box, almeno per brevi periodi, fino a un anno e mezzo. Un altro lo considera una prigione dopo i nove mesi. A quasi tutti piace abbastanza, finché imparano a camminare, verso i 15 mesi. È consigliato di lasciare il bambino fuori del box quando si sente scontento dentro.
Non si intende di lasciarlo libero al primo strillo, perché se gli date qualcosa di nuovo con cui giocare può essere felice lì dentro per un’altra ora. Il superamento del box è un processo graduale. Dapprima egli si stanca soltanto dopo un lungo periodo. A poco a poco diventa impaziente più presto. Possono passare alcuni mesi prima che si ribelli quando lo si mette dentro. In ogni caso tiratelo fuori ogni volta che dimostra chiaramente di averne abbastanza.
Fatelo socializzare con gli estranei
Verso un anno di vita, la natura del bambino lo consiglia di essere diffidente e di scrutare gli estranei, finché non avrà avuto l’occasione di osservarli bene. Ma, allora vuole andare più vicino e alla fine fare amicizia, naturalmente come si può fare alla sua età. Magari starà lì vicino ad osservare, oppure offrirà qualche cosa al nuovo venuto e poi se la riprenderà, oppure porterà nella stanza tutto ciò che è trasportabile e lo ammucchierà in grembo al visitatore.
Molti adulti non hanno il buon senso e la delicatezza di lasciare stare un bimbo in queste sue manifestazioni: gli corrono incontro parlando a voce alta ed il bimbo deve ricorrere ai genitori per protezione. In seguito al bambino gli servirà più tempo per ritrovare il coraggio di fare amicizia. Potrebbe essere utile ricordare al visitatore appena arrivato: “Lo rendete timido, se vi occupate subito di lui. Se invece chiacchieriamo un po’, cercherà lui stesso di fare amicizia al più presto”.
Quando vostro figlio è abbastanza grande da poter camminare, dategli molte occasioni di conoscere gli estranei e di fare amicizia con loro. Portatelo al mercato un paio di volte la settimana. Portatelo, se possibile, ogni giorno in un luogo dove giocano altri bambini piccoli. Non sarà ancora capace di giocare con loro, ma a tratti vorrà osservarli. Se si abitua a giocare vicino a loro (gioco parallelo), sarà pronto al gioco collettivo quando verrà il momento, fra i 2 e i 3 anni. Se a tre anni non è mai stato insieme con altri bambini, poi ci vorranno mesi prima che si abitui a loro.
Le buone maniere vengono naturalmente
Insegnare al bambino a dire “come sta?” oppure “grazie” è la cosa meno importante. La più importante è che gli piacciano le persone. Se non gli garba è difficile insegnargli perfino le maniere superficiali.
La vostra attenzione deve essere inoltre rivolta ad evitare che si renda conto della sua importanza con gli estranei. Avviene spesso, specialmente col primo bambino, che si voglia presentarlo immediatamente a una persona adulta e gli si faccia dire qualcosa. Ma, quando lo fate con un bambino di due anni, lo rendete molto imbarazzato. Egli impara a sentirsi a disagio non appena vi vede salutare qualcuno, perché sa di dover essere presentato sulla scena fra poco. È molto meglio nei primi tre o quattro anni, quando un bambino ha bisogno di tempo per abituarsi ad un estraneo, portare la conversazione del visitatore lontano da lui, non verso di lui. È facile che un bambino di 3 o 4 anni osservi un estraneo parlare con i genitori per qualche minuto e poi improvvisamente entri nella conversazione con un’osservazione come questa: “L'acqua è uscita tutta fuori dal gabinetto sul pavimento”. Questo non è il genere di buone maniere di monsignor Della Casa, ma sono modi reali, perché egli desidera dividere con altri un'esperienza affascinante. Se questo atteggiamento verso gli estranei continua, presto imparerà a essere amichevole in un modo più convenzionale.
Infine bisogna fare attenzione che il bambino cresca in una famiglia in cui ciascuno abbia rispetto per l’altro. Allora egli imparerà ad essere gentile. Vuol dire “grazie” perché il resto della famiglia lo dice.
Certamente è anche necessario insegnare ai bambini ad essere educati e se tutto ciò viene insegnato in tono amichevole, i bambini saranno più che felici di imparare. Molto importante è anche tenere a mente che la gente ama i bambini educati e non sopporta invece quelli che si comportano villanamente e poco gentilmente. I genitori quindi hanno il dovere di rendere simpatici e piacevoli i loro bimbi. Se la gente mostra di apprezzarli, questo li renderà a loro volta ancora più socievoli.
Cercate di insegnare ai bambini le buone maniere quando siete soli con loro piuttosto che in presenza di estranei, la qual cosa potrebbe imbarazzarli.